Ma che democrazia è questa?

Sono mesi che questa domanda mi rimbomba nella testa ogni volta che apro il giornale, ogni volta che guardo il telegiornale o i vari programmi di pseudo informazione e ho maturato una risposta. Si tratta di una risposta che ancora non riesco ad accettare, che mi rifiuto di considerare come l’unica possibile in questo momento. Viviamo in una democrazia non democratica, in cui i rappresentanti del popolo non sono scelti dal popolo, ma cooptati dalla casta che, per autosostenersi, sceglie e seleziona le persone con il profilo genetico più aderente alla prosecuzione della specie (se non sbaglio mi ricorda qualcuno che per anni è andato alla ricerca della razza perfetta!!). La separazione dei poteri, pilastro fondamentale della nostra Costituzione (mi piace ancora scrivere questa parola con la lettera maiuscola, anche se i nostri nonrappresentati molto spesso la usano non per ispirare il loro agire quotidiano, ma per altri usi molto meno consoni….) a difesa della democrazia italiana da spinte autoritarie ed autoritaristiche, praticamente è stato superato . Il potere esecutivo si occupa di legiferare a colpi di decreti legge, svilendo la funzione della
discussione parlamentare (il potere legislativo) da momento di confronto e di critica a momento di ratifica e approvazione, utilizzando il voto di fiducia non come strumento di “verifica dell’operato del governo”, ma come elemento di ricatto nei confronti dei parlamentari. Il potere giudiziario, la cui funzione dovrebbe essere quella di garantire per TUTTI i cittadini il rispetto delle leggi, viene visto come un nemico da demonizzare, da umiliare e da sconfiggere. La conservazione della specie viene messa in atto tirando fuori dalla mischia quattro persone, che non sono uguali davanti alla legge a tutti gli altri Italiani, ma sono immuni da qualsiasi norma del codice penale, quindi presto potremmo avere governanti incendiari (vi ricordate Nerone?), mitomani o dediti a qualsiasi tipo di nefandezza. Sarebbe stato più giusto, secondo il mio parere, uno scudo, esteso a tutti coloro che siedono in parlamento, per rendere immuni queste persone da tutti i reati di opinione, ma questo non serve, bisogna proteggere qualcuno dai processi per corruzione, concussione, etc.
Da ormai tempo immemore non si assiste ad alcun confronto sereno e civile tra la maggioranza e l’opposizione, non esiste nessuna proposta concreta finalizzata al miglioramento della competitività del paese e all’aggiornamento dei suoi apparati nati in un’altra epoca e in un altro contesto storico. La scena politica è ormai sempre più omologata ai format televisivi dei reality, in cui le parti avverse si insultano con vigore quando le telecamere sono accese e l’ignaro spettatore nulla conosce di quello che avviene dietro le quinte, tutto è triviale, volgare, scontato. Almeno in questi reality lo spettatore da casa può decidere di spendere i suoi soldi per esprimere la sua opinione rispetto ai protagonisti, ma quello è spettacolo, nella realtà non possiamo decidere di esprimere la nostra opinione rispetto ad un candidato non votandolo alle successive elezioni, ormai il diritto di elettorato (altro caposaldo della democrazia) si limita a dover tracciare un simbolo su una scheda. Ormai le leggi elettorali per tutte le tornate elettorali saranno omologate a quella per le politiche, nonostante le proteste dell’opposizione e l’indicazione del Capo dello Stato, il confronto fa male, doversi sottoporre alla valutazione di milioni di Italiani è troppo rischioso, ma dove è finita la Democrazia?
Per questo motivo chi governa non si interessa di quello che pensa il popolo, delle manifestazioni di piazza, delle difficoltà che questa gente incontra per vivere, per cercare un lavoro, per provare a dare un futuro ai propri figli. Nella giornata odierna il parlamento ratificherà un decreto che affosserà per sempre la scuola pubblica, l’università pubblica e il mondo della ricerca. Da domani la scuola sarà qualcosa per soli ricchi, per coloro che potranno permettersi l’accesso alla esclusive università private italiane o straniera, nel nostro paese verrà mortificata la ricerca e le nostre imprese saranno costrette a comprare sempre più prodotti e tecnologie brevettate da italiani espatriati e i figli di questa generazione avranno sempre meno senso critico, capacità di interpretare testi, conoscenze scientifiche e saranno i perfetti spettatori della televisione del futuro, pronti a mettere una croce su un simbolo colorato di cui non sapranno la storia, le tradizioni e le idee. Io non ci sto, non voglio arrendermi ad un paese che non mi rispetta come cittadino, come elettore, come contribuente e come essere capace di assumere una posizione critica nei confronti del potere politico, in questo momento sono vicino a tutti gli studenti che provano a far sentire la loro voce, anche se chi ascolta è sordo.
noinonciarrendiamo

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Chi ha votato per il partito che non si vede?

Nessun sondaggio preelettorale, exit pool o proiezione ha quantificato la presenza nel nostro Parlamento del “partito che non si vede”, eppure questo partito è riuscito a far eleggere 70 deputati (tra onorevoli e senatori), ovvero il 7% dei 945 rappresentati dei cittadini deputati a gestire e governare il nostro paese. Sembra assurdo che in una democrazia moderna, i giornali iniziano a parlare di Terza Repubblica, esista un partito senza fregi o simboli, senza un segretario, senza delle sedi sparse sul territorio, in grado di avere una cosi cospicua rappresentanza parlamentare, il “partito che non si vede” si configura come quarto partito italiano, subito dopo Lega Nord e prima dell’UDC di Casini e dell’Italia dei Valori di Di Pietro. Nella sedicesima legislatura non ci sarà il gruppo parlamentare del “partito che non si vede”, infatti gli onorevoli e i senatori eletti in tale partito non avranno il coraggio di formare un gruppo parlamentare autonomo, ma faranno parte dei tre gruppi che presumibilmente si formeranno. Eppure questi signori hanno qualcosa che li unisce, che li accomuna e purtroppo non è sempre un ideale politico, una visione sul futuro della società o dell’economia, ma è semplicemente il fatto che tutti, in misura diversa, hanno commesso qualche atto o avuto qualche comportamento in contrasto con uno degli articoli del codice penale e per questo sono stati condannati, prescritti, indagati o rinviati a giudizio.

Ecco cosa è il “partito che non si vede”, l’insieme di tutti i rappresentati dei cittadini che hanno in qualche modo avuto a che fare con la nostra giustizia. Non tutti i membri di questo partito però sono uguali. Alcuni sono iscritti per aver preso a ceffoni l’ex moglie o per aver commesso un abuso edilizio, mentre altri si sono iscritti per aver avuto condanne per concussione, corruzione, illecito finanziamento ai partiti, favoreggiamento della mafia o della camorra, associazione per delinquere. L’Italia è l’unico paese civile che consente ai cittadini che hanno delle pendenze con la Giustizia di sedere nel luogo in cui si forma il nostro ordinamento legislativo, tuttavia, almeno per questa volta, gli Italiani non sono responsabili per l’elezione di questi personaggi, o almeno sono responsabili solo in parte. Infatti nella tornata elettorale dell’ultimo fine settimana, siamo stati chiamati a mettere semplicemente una croce (simbolo dell’analfabetismo per eccellenza, perché la croce è stata da sempre definita la firma di chi non era capace di scrivere) su una scheda piena di colori, di tricolori, di simboli vecchi e nuovi delle nostra tradizione politica. I rappresentati del “partito che non si vede” sono stati scelti come tutti gli altri parlamentari per cooptazione, sono stati coloro che hanno formulato le liste elettorali a scegliere chi doveva rappresentare i cittadini italiani nel Parlamento.

Quindi nessuno ha votato il “partito che non si vede”, ma queste persone avranno un peso più o meno determinante nelle future leggi del nostro paese e magari qualcuno siederà anche nel Governo. Noinonciarrendiamo a questa ulteriore debacle della democrazia italiana e per questo invito tutti quelli che leggeranno questo post a consultare la lista di queste persone.

I giorni migliori devono ancora arrivare?

 “La parola torni ai cittadini!” Questa potrebbe essere la sintesi del messaggio del nostro Capo dello Stato Napolitano per motivare lo scioglimento delle Camere e l’indizione di una nuova tornata elettorale, ma in realtà non è cosi! Il bene per il nostro paese sarebbe stato un accordo in extremis tra le forze politiche, non un “incucio” o un “pasticcio” di antica memoria, ma un atto di responsabilità nei confronti  dell’Italia e degli Italiani, per poter andare a votare con regole certe e realmente democratiche, come hanno chiesto i cittadini con i tre quesiti referendari, la Confindustria, i sindacati e Veltroni. La maggioranza, per non dire la quasi totalità, dei nostri politici non provano alcun interesse per la nostra nazione e per l’immagine che di essa viene trasferita all’esterno e, soprattutto, hanno completamente perso il senso dello Stato, indispensabile per far progredire la nostra nazione. Ma visto che si andrà a votare, vale la pena domandarsi: “cosa ci aspetta nel prossimo futuro?”. A questa domanda sicuramente non si può che dare una risposta carica di amarezza, perché quello che ci aspetta nel prossimo futuro non è altro che quello che abbiamo visto fino ad ora, ovvero il trionfo degli interessi personali o di parte, tutela dei privilegi di una casta che giorno dopo giorno cerca di innalzare sempre più le barriere con il resto della nazione (mi permetto una parentesi allegra, sabato sera all’uscita dallo stadio, ero in curva B, passando vicino ai cancelli della “tribuna autorità” ho incrociato una macchina blu, per la precisione una bmw serie 5 con tanto di lampeggiante, e nelle sue vicinanze un senatore della Repubblica, noto in Parlamento per le sue aggressioni fisiche, anche con sputi,  a colleghi e per il comportamento da stadio. Me lo sarei aspettato vicino di posto in curva! Anche se forse avrei offeso i civili tifosi della curva), denigrazione oscena dell’avversario, assenza di cultura politica, scarso interesse per l’evoluzione del Paese, mortificazione della cultura unitaria nazionale, immolata per far spazio agli interessi dei tanti campanili (e non solo quelli dell’UDEUR). Negli Stati Uniti i cittadini partecipano attivamente alla scelta dei candidati Presidenti e le primarie, momento di partecipazione dei cittadini alla vita dei due partiti, sono quasi una pre-elezione presidenziale. In questa occasione mi è piaciuto sentire Ted Kennedy che, parlando di Barack Obama (un quarantenne che aspira alla guida della prima potenza del mondo, impensabile per la nostra piccola e conservatrice Italia) ha detto “rinnova la nostra fede in un principio: i giorni migliori devono ancora arrivare”. In America le elezioni sono un’occasione di speranza, per milioni di cittadini la vittoria dei repubblicani o dei democratici apre qualche prospettiva per il futuro. In Italia che vinca la destra o la sinistra, i benefici sono e saranno solo per la casta. Tra circa 70 giorni ci toccherà esprimere le nostre “limitate opinioni” (chiaramente grazie ad una leggere elettorale che viene definita “porcellum”, sembra assurdo che in un paese sia ampiamente condiviso definire una legge come una porcata) nel chiuso di un seggio, non posso esprimere il mio giudizio su una persona a cui affido il compito di rappresentarmi, ma mettere solo una croce su un simbolo, vorrei non arrendermi, ma “ubi major minor cessat”. NoiNonCiArrendiamo

Ma che Italia è questa?

Ormai credo che sia sotto gli occhi di tutti che la nostra nazione stia vivendo negli ultimi giorni uno dei periodi più critici della sua storia, le prime pagine dei giornali, e non solo di quelli italiani, si aprono con parole che non fanno altro che sottolineare uno stato di profonda crisi che permea tutte le istituzioni democratiche e nessuno riesce a uscire allo scoperto con una soluzione che possa ridare lustro, ma soprattutto dignità, all’Italia, che per anni è stata la culla della civiltà mediterranea.Sono profondamente indignato nel leggere ed ascoltare ministri del governo che aprono la crisi in trasmissioni televisive, rappresentati istituzionali che si scagliano contro la magistratura e chiedono ad altri politici di sostenere questa lotta meschina contro un altro potere dello Stato sancito dalla Costituzione democratica, magistrati che preferiscono processi mediatici rispetto a quelli d’aula (e diventano eroi popolari), politici condannati per mafia che festeggiano e continuano imperterriti ad amministrare la cosa pubblica nell’interesse privato, politici che ricevono premi per l’ “orgoglio italiano” quando poi hanno sempre operato per mortificare e distruggere questo orgoglio, politici che non esitano ad usare nell’emiciclo parlamentare comportamenti e atteggiamenti “aggressivi”, da “stadio” (mi riferisco allo sputo del senatore Barbato – senatore con la lettera ultra minuscola – nei confronti di un collega) o da “party” (coriandoli e bottiglie di spumante per festeggiare la caduta di un governo), magistrati che inaugurando l’anno giudiziario sottolineano come il magistrato debba attenersi ai principi della legge e della costituzione (sottolineando apertamente che c’è chi opera al di fuori della legge). Tutto sembra non funzionare, la mia impressione è che chi ci governa (o meglio chi dovrebbe governare nel nome e per conto del popolo) abbia totalmente perso il senso dello Stato, mortificando ed offendendo l’operato di tanti che hanno sacrificato, e sacrificano,  la propria vita in nome di tale Stato e che hanno combattuto, e combattono, per difendere dalle devianze antidemocratiche e criminali la nostra democrazia. A questo proposito non posso non fare il confronto con un politico, molto chiacchierato,  della prima Repubblica (il Senatore Andreotti – questa volta Senatore con la lettera maiuscola) che ha affrontato un processo che lo accusava di associazione mafiosa e di favoreggiamento per l’antistato, senza mai esprimere giudizi sommari su coloro che erano deputati a giudicare la sua innocenza e la sua colpevolezza. Il Senatore Andreotti anche quando ha ricevuto l’assoluzione non ha mai usato toni aggressivi e offensivi nei confronti di chi lo aveva giudicato, ma si è limitato a sottolineare che la giustizia ha semplicemente fatto il suo corso, come è giusto che sia!

Trovo assolutamente demagogico ed inutile, oltre che molto antidemocratico, che un comico come Beppe Grillo debba lanciare un’iniziativa per “certificare le liste civiche”, definendo delle regole “anticostituzionali” ed “antidemocratiche” per dare un “bollino di garanzia” le liste di elettori. Siamo alla totale devianza democratica di un privato cittadino che si erge al ruolo di “censore” di altri cittadini (credo che in nessuna dittatura sia presente un comportamento del genere), senza un mandato, senza un ruolo e al di fuori da qualsiasi legge. La Costituzione (all’articolo 49) sancisce che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democrativo a determinare la politica nazionale e (all articolo 51) che tutti i cittadini possono concorrere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.

Quello che accade tutti i giorni non fa altro che distruggere il senso dello Stato nel cittadino comune, nelle persone che tutti i giorni si dedicano al lavoro ed alla famiglia e che sono sottoposte a sacrifici economici spropositati (forse superiori a quelli dei nostri nonni) in un mondo che ci chiede continuamente di consumare e di ostentare sempre di più il nostro consumo. Stanno venendo meno i nostri punti fermi e i media non fanno altro che alimentare questa disgregazione della democrazia, insinuando dentro di noi l’insicurezza di una politica di spettacolo e non di sostanza, di una giustizia che sembra sempre meno giusta ed esercitata al di fuori delle aule di Tribunale, con il solo scopo di gettare fango e discredito su altri cittadini alimentando il proprio personale interesse (e mi riferisco apertamente al dott. De Magistris che con il suo operato offende la dignità di tanti magistrati che svolgono questo lavoro con passione e senza la ricerca del tornaconto personale ma soltanto con l’obiettivo di far rispettare le leggi, vedi la notizia). Questo è il momento in cui noi Italiani NonCiDobbiamoArrendere, non dobbiamo cedere alla tentazione di perdere la speranza che il futuro possa essere migliore, dobbiamo pensare che quello che vediamo è soltanto la parte più marcia del nostro paese che i media ci mostrano con orgoglio perché questo genera audience. Io voglio pensare a quei tanti politici, e credo che ce ne siano, che hanno il senso dello Stato, che vogliono far tornare l’Italia una nazione protagonista dell’economia e della politica a livello europeo, ai tanti magistrati che quotidianamente affrontano le difficoltà di un lavoro difficile, duro e che operano per garantire il rispetto della legge, senza sbandierare ai quattro venti la loro bravura, ma che preferiscono lavorare nell’ombra per garantirci la sicurezza e l’eguaglianza davanti alla legge.  Penso che l’unico modo per uscire da questa situazione di impasse sia quello ci evitare la politica “mediatica” che si tiene negli studi di Porta a Porta, Matrix, Anno Zero, etc. e fare in modo che i nostri rappresentati esercitino il loro “lavoro “ nei luoghi deputati e tra la gente. L’unica moratoria utile a noi cittadini può essere solo quella dalla presenza dei politici sui media televisivi e tutti noi dovremmo impegnarci a boicottare tali programmi, ritornando alle vecchie ed utili “tribune elettorali”.NoiNonCiArrendiamo

A questo punto dobbiamo scegliere NOI

Forse il 16 Gennaio potrebbe passare alla storia come una ulteriore data importante nella nostra storia Repubblicana, infatti la Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibili i quesiti referendari in tema di modifica dell’attuale legge elettorale, attraverso l’abrogazione di alcuni articoli che sono una delle cause dell’attuale immobilismo politico e assicurano a piccole formazioni un enorme potere esercitato attraverso la minaccia e il ricatto politico. Ebbene va innanzitutto detto che il comitato refendario (www.referendumelettorale.org) , coordinato da Mario Segni, ha raccolto ben 820.000 firme, un numero elevatissimo di cittadini che hanno firmato per chiedere alle istituzioni Italiane la possibilità di esprimere la propria opinione su una Legge dello Stato, cosi come sancito dalla nostra Costituzione. Cosa cambierebbe con l’abrogazione di questi articoli? Provo a tradurre l’ermetico quesito (perché ermetica è la legge, come lo sono tutte le leggi per evitare al comune cittadino di capire). Nel caso del primo e secondo quesito si prevede che il premio di maggioranza (ovvero “un bonus” di governabilità a chi ottiene più voti) non sia più attribuito alla coalizione di liste, ma alla lista singola, che in tal modo ottiene la maggioranza di voti in parlamento, assicurando alle altre liste una rappresentatività in parlamento purché superino le soglie di sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. Le conseguenze di tale modifica è la riduzione della frammentazione (partiti noti alle cronache recenti che con il 2% condizionano l’intero Governo) e spingerebbe i partiti a coalizzarsi prima delle elezioni, firmando una sorta di “serio patto con gli elettori”, con una reale apertura al bipartitismo ed eviterà che i partiti stiano insieme fino al giorno delle elezioni e poi inizino a litigare, per incarichi e poltrone, il giorno dopo. Il terzo quesito invece vuole eliminare la possibilità per uno stesso soggetto di candidarsi in più circoscrizioni, sottraendo il potere dei candidati famosi (i capi di partito) di poter scegliere, con un meccanismo molto simile alla cooptazione, gli eletti al parlamento, scegliendo chiaramente sempre e solo tra i fedelissimi. Infatti con l’attuale leggere se il signor Tizio si candida alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Campania 1 (Napoli) e Campania 2 (Avellino, Benevento, Caserta, Salerno), in caso di elezione in entrambe può decidere se risultare eletto nella 1 o nella 2, in base a chi è il primo dei non eletti, disponendo in tal modo della scelta di chi far sedere nel Palazzo del Potere. Sin dal momento della presentazione dei quesiti, e dopo la sentenza della Consulta ancor di più, i partiti stanno tremando all’idea di concedere al popolo il potere di decidere come eleggere i propri rappresentati, provando in tutti i modi (con consultazioni anche nei giorni notturni e festivi) di evitare l’occasione democratica del referendum. Premesso che Referendum deriva del latino refero ed indica uno strumento di democrazia diretta, attraverso il quale, occasionalmente e con specifiche regole sancite dalla Costituzione,  l’elettore esprime un parere abrogativo su una legge dello Stato. Quindi il Referendum è l’unico strumento a disposizione dei cittadini, oltre alle elezioni (ma con l’attuale legge io non le prenderei in considerazione), per poter esprimere il proprio giudizio rispetto all’operato dei politici che li rappresentano, o che li dovrebbero rappresentare. Noi Italiani Non dobbiamo Arrenderci allo strapotere della politica che fa di tutto (mai come nelle ultime settimane l’intera classe politica ha lavorato per individuare quale legge elettorale fosse più opportuna per il nostro paese) per proteggere i propri privilegi, snaturando le elezioni ed eliminando totalmente il potere di scelta dei cittadini, cancellando anche la stagione delle riforme degli anni 90, periodo in cui noi Italiani scegliemmo il maggioritario rispetto al proporzionale, reintrodotto in beffa alle scelte referendarie dal precedente governo.Il referendum è uno strumento di democrazia, richiesto da 820.000 cittadini,  e i castini (quelli della casta del potere) devono offrirci l’opportunità  di scegliere con quale metodo vogliamo designare i nostri rappresentanti (il referendum abroga una legge solo se partecipa più del 50% dei cittadini e se i SI superano i NO). Siamo stanchi degli intenti restauratori che porterebbero l’Italia ad essere un paese con una democrazia finta e pilotata, in cui gli eletti sono tali prima ancora delle elezioni, che giorno dopo giorno si allontana dal modello dei paesi europei. Da Italiano mi sento indignato ascoltare la terza carica dello Stato (il presidente della Camera dei Deputati) definire il Referendum “nocivo per la democrazia” o che quattro partiti si presentino alla Corte Costituzionale per chiedere l’inammissibilità dei quesiti. NoiNonCiArrendiamo e aspettiamo una domenica tra il 15 Aprile e il 15 Giugno per esprimere con forza il nostro “SI” per una nuova stagione di riforme che apra la strada ad un serio rinnovamento della nostra politica per assicurare all’Italia sviluppo economico e sociale ed una vera democrazia che tuteli tutti i cittadini e non solo una parte di essi.

referendum elettorale

Miseria e Nobiltà…questione di POS

Per me la povertà era un concetto che viveva solo attraverso le parole dei genitori…mio padre mi raccontava della profonda miseria in cui viveva la sua famiglia.
Ogni sera aspettavano mio nonno rincasare da lavoro con la speranza che portasse un po’ di lire per comprare la cena…in caso contrario tutti a letto con acqua e pane…mio padre era il più fortunato, ultimo dei figli (il più piccolo da coccolare) era l’unico a cui era consentito mangiare il pranzo di cui la mamma puntualmente si privava…il pranzo passato dalla “padrona” presso la quale prestava servizio come sartina.
Lo zio più sfaticato rubava il rame dagli impianti idraulici di casa per comprarsi le sigarette mentre quello più volenteroso partiva per la Germania in cerca di lavoro.
Erano gli anni del dopoguerra, gli italiani erano afflitti non solo dalla mancanza di denaro ma anche da analfabetismo e disoccupazione…
Poi, dopo la depressione la crescita. Quella che abbiamo vissuto a pieno.
Gli anni 80, consumismo in esplosione, ci hanno permesso di crescere nell’agio.Sono gli anni di chi ha tatuato sulla pelle la povertà, i sacrifici e le privazioni e lavora per garantire ai figli il dovuto e…il superfluo.
Pochi anni sono passati ma la povertà è tornata a bussare alle nostre porte.
Qualche dato.
Il trend “negativo” comincia nel 2004. Secondo l’Istat i poveri superano quota 7,5 milioni (ossia il 13,2% dell’intera popolazione), con oltre 2,6 milioni di famiglie colpite dal fenomeno, vale a dire l’11,7% del totale rispetto al 10,8% dell’anno precedente. Addirittura, al meridione, 1 nucleo familiare su 4 (il 13,2% della popolazione) vive al di sotto della soglia di povertà relativa.
Al Nord invece i nuclei familiari poveri sono il 4,7% mentre al Centro il 7,3%.
Dato più che preoccupante? Le famiglie più povere sono quelle delle coppie giovani.
Crescono, anzi si moltiplicano a dismisura le carte di credito…quelle a rate…che ti consentono di spendere soldi che non hai.
E se fino a qualche tempo fa servivano per concedersi dei lussi come una vacanza, un maxi televisore o una borsa di lusso oggi diventano necessari per comprare i libri ai figli, pagare le tasse e riempire la dispensa.
L’altro giorno guardavo per l’ennesima volta Miseria e Nobiltà e alla scena del banco dei Pegni, quella in cui i capi famiglia decidono di impegnare un cappotto per comprare la cena..ho pensato…la scena è molto più vicina ai giorni nostri di quanto sembra…
I banchi di pegni si sono trasformati nelle finanziarie…
I cappotti, gli ombrelli e i gioielli da impegnare…in carte magnetiche…
Ma c’è una cosa importante che ci differenzia dai nostri nonni e dai nostri genitori. Ed è lo spirito di sacrificio e l’accettazione delle privazioni
La mia domanda allora è. Dove va a finire una generazione abituata ad avere tutto e costretta a rinunciarvi?

Come avrebbe scritto la Costituzione la casta?

Il 27 dicembre 1947, grazie al grande sforzo dei Costituenti per far rinascere la Nazione dopo i nefasti eventi bellici, la nostra Costituzione ha visto la luce. In 139 articoli, con uno stile di scrittura chiaro, moderno, trasparente e senza fronzoli, si descrivono i diritti e i doveri di tutti i cittadini italiani, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, e i fondamenti per l’organizzazione dello Stato, assicurando da 60 anni la nostra identità di popolo. Tale documento rappresenta una delle massime espressioni di quello che è stata la nostra vera classe politica, fatta di uomini provati da tante difficoltà e orientati a dare al paese un impianto legislativo ed istituzionale  in grado di assicurare la vita democratica e partecipativa, evitando ed arginando i pericoli di eventuali  rigurgiti totalitaristici e dittatoriali. Forse senza lo sforzo dei Costituenti l’Italia non sarebbe stata in grado di recuperare i danni fatti dal fascismo. E’ un vero peccato che questo testo non sia conosciuto ed apprezzato da tutti i  cittadini italiani, come si evidenzia  nel risultato di un’indagine di mercato condotta dall’istituto Ferrari Nasi & Grisantelli cita che “Solo l’11 per cento della popolazione ha letto la carta costituzionale e ne ricorda per sommi capi il contenuto. Il restante 21,9 per cento l’ha solo sfogliata e ne ricorda vagamente i concetti. Il 15,2 per cento dice di averla letta ma non riesce a indicare neanche un articolo.” (fonteblog di Panorama autore Elisa Canetti)(leggi l’articolo).A questo punto mi chiedo quale sarebbe stato il documento Costituzionale scritto dalla casta, proviamo a vedere. (nota in neretto le aggiunte, con il testo barrato le parole eliminate). 

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L’Italia dovrebbe essere è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro precario, nero, insicuro e mal retribuito.

La sovranità apparteneva al popolo fino all’avvento della partitocrazia, che la esercita esercitava nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di alcuni uomini (pochi e politici), sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e ad altri (i cittadini) richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini, a meno dei politici,  hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Per i politici si prevede una deroga a qualsiasi norma del codice penale.

È compito della Repubblica favorire rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,  che, limitando di fatto la libertà funzionali alla limitazione di fatto della libertà e dell’eguaglianza dei cittadini, favorendo impedendo il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i ad alcuni cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, scegliendo tra le proposte delle agenzie interinali secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dei politici e di tutta la corte della casta dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche e tutti i politici che hanno la fortuna di avere un posto al parlamento nazionale o europeo, nei consigli di amministrazione delle aziende di stato, nei consigli regionali, provinciali, comunali, etc. (ci fermiamo qui altrimenti per rendere il documento più legibile)

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. La Chiesa ha potere di veto e di proposizione di leggi su argomenti funzionali al mantenimento del proprio ruolo e del proprio sistema. Nessuna legge può essere promulgata in contrasto con il parere della Chiesa

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

[omissis]

Art. 9.

La Repubblica promuove dovrebbe promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, ad esclusione delle aree adibite a discarica di rifiuti solidi urbani dove tutti possono sversare quello che vogliono.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. I parlamentari possono liberamente scegliere se uniformarsi all’ordinamento giuridico.

[omissis]

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Tale bandiera deve essere usata dai cittadini solo in occasione delle competizioni di calcio mondiale ed europee.

 

PARTE I

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I

RAPPORTI CIVILI

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Queste norme non si applicano se il soggetto è titolare di incarico politico.

Vi risparmio il resto tanto avete capito e vi invito a leggere il vero testo della Costituzione della Repubblica Italiana

NoiNonCiArrendiamo