Miseria e Nobiltà…questione di POS

Per me la povertà era un concetto che viveva solo attraverso le parole dei genitori…mio padre mi raccontava della profonda miseria in cui viveva la sua famiglia.
Ogni sera aspettavano mio nonno rincasare da lavoro con la speranza che portasse un po’ di lire per comprare la cena…in caso contrario tutti a letto con acqua e pane…mio padre era il più fortunato, ultimo dei figli (il più piccolo da coccolare) era l’unico a cui era consentito mangiare il pranzo di cui la mamma puntualmente si privava…il pranzo passato dalla “padrona” presso la quale prestava servizio come sartina.
Lo zio più sfaticato rubava il rame dagli impianti idraulici di casa per comprarsi le sigarette mentre quello più volenteroso partiva per la Germania in cerca di lavoro.
Erano gli anni del dopoguerra, gli italiani erano afflitti non solo dalla mancanza di denaro ma anche da analfabetismo e disoccupazione…
Poi, dopo la depressione la crescita. Quella che abbiamo vissuto a pieno.
Gli anni 80, consumismo in esplosione, ci hanno permesso di crescere nell’agio.Sono gli anni di chi ha tatuato sulla pelle la povertà, i sacrifici e le privazioni e lavora per garantire ai figli il dovuto e…il superfluo.
Pochi anni sono passati ma la povertà è tornata a bussare alle nostre porte.
Qualche dato.
Il trend “negativo” comincia nel 2004. Secondo l’Istat i poveri superano quota 7,5 milioni (ossia il 13,2% dell’intera popolazione), con oltre 2,6 milioni di famiglie colpite dal fenomeno, vale a dire l’11,7% del totale rispetto al 10,8% dell’anno precedente. Addirittura, al meridione, 1 nucleo familiare su 4 (il 13,2% della popolazione) vive al di sotto della soglia di povertà relativa.
Al Nord invece i nuclei familiari poveri sono il 4,7% mentre al Centro il 7,3%.
Dato più che preoccupante? Le famiglie più povere sono quelle delle coppie giovani.
Crescono, anzi si moltiplicano a dismisura le carte di credito…quelle a rate…che ti consentono di spendere soldi che non hai.
E se fino a qualche tempo fa servivano per concedersi dei lussi come una vacanza, un maxi televisore o una borsa di lusso oggi diventano necessari per comprare i libri ai figli, pagare le tasse e riempire la dispensa.
L’altro giorno guardavo per l’ennesima volta Miseria e Nobiltà e alla scena del banco dei Pegni, quella in cui i capi famiglia decidono di impegnare un cappotto per comprare la cena..ho pensato…la scena è molto più vicina ai giorni nostri di quanto sembra…
I banchi di pegni si sono trasformati nelle finanziarie…
I cappotti, gli ombrelli e i gioielli da impegnare…in carte magnetiche…
Ma c’è una cosa importante che ci differenzia dai nostri nonni e dai nostri genitori. Ed è lo spirito di sacrificio e l’accettazione delle privazioni
La mia domanda allora è. Dove va a finire una generazione abituata ad avere tutto e costretta a rinunciarvi?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: