I giorni migliori devono ancora arrivare?

 “La parola torni ai cittadini!” Questa potrebbe essere la sintesi del messaggio del nostro Capo dello Stato Napolitano per motivare lo scioglimento delle Camere e l’indizione di una nuova tornata elettorale, ma in realtà non è cosi! Il bene per il nostro paese sarebbe stato un accordo in extremis tra le forze politiche, non un “incucio” o un “pasticcio” di antica memoria, ma un atto di responsabilità nei confronti  dell’Italia e degli Italiani, per poter andare a votare con regole certe e realmente democratiche, come hanno chiesto i cittadini con i tre quesiti referendari, la Confindustria, i sindacati e Veltroni. La maggioranza, per non dire la quasi totalità, dei nostri politici non provano alcun interesse per la nostra nazione e per l’immagine che di essa viene trasferita all’esterno e, soprattutto, hanno completamente perso il senso dello Stato, indispensabile per far progredire la nostra nazione. Ma visto che si andrà a votare, vale la pena domandarsi: “cosa ci aspetta nel prossimo futuro?”. A questa domanda sicuramente non si può che dare una risposta carica di amarezza, perché quello che ci aspetta nel prossimo futuro non è altro che quello che abbiamo visto fino ad ora, ovvero il trionfo degli interessi personali o di parte, tutela dei privilegi di una casta che giorno dopo giorno cerca di innalzare sempre più le barriere con il resto della nazione (mi permetto una parentesi allegra, sabato sera all’uscita dallo stadio, ero in curva B, passando vicino ai cancelli della “tribuna autorità” ho incrociato una macchina blu, per la precisione una bmw serie 5 con tanto di lampeggiante, e nelle sue vicinanze un senatore della Repubblica, noto in Parlamento per le sue aggressioni fisiche, anche con sputi,  a colleghi e per il comportamento da stadio. Me lo sarei aspettato vicino di posto in curva! Anche se forse avrei offeso i civili tifosi della curva), denigrazione oscena dell’avversario, assenza di cultura politica, scarso interesse per l’evoluzione del Paese, mortificazione della cultura unitaria nazionale, immolata per far spazio agli interessi dei tanti campanili (e non solo quelli dell’UDEUR). Negli Stati Uniti i cittadini partecipano attivamente alla scelta dei candidati Presidenti e le primarie, momento di partecipazione dei cittadini alla vita dei due partiti, sono quasi una pre-elezione presidenziale. In questa occasione mi è piaciuto sentire Ted Kennedy che, parlando di Barack Obama (un quarantenne che aspira alla guida della prima potenza del mondo, impensabile per la nostra piccola e conservatrice Italia) ha detto “rinnova la nostra fede in un principio: i giorni migliori devono ancora arrivare”. In America le elezioni sono un’occasione di speranza, per milioni di cittadini la vittoria dei repubblicani o dei democratici apre qualche prospettiva per il futuro. In Italia che vinca la destra o la sinistra, i benefici sono e saranno solo per la casta. Tra circa 70 giorni ci toccherà esprimere le nostre “limitate opinioni” (chiaramente grazie ad una leggere elettorale che viene definita “porcellum”, sembra assurdo che in un paese sia ampiamente condiviso definire una legge come una porcata) nel chiuso di un seggio, non posso esprimere il mio giudizio su una persona a cui affido il compito di rappresentarmi, ma mettere solo una croce su un simbolo, vorrei non arrendermi, ma “ubi major minor cessat”. NoiNonCiArrendiamo

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