Ma che democrazia è questa?

Sono mesi che questa domanda mi rimbomba nella testa ogni volta che apro il giornale, ogni volta che guardo il telegiornale o i vari programmi di pseudo informazione e ho maturato una risposta. Si tratta di una risposta che ancora non riesco ad accettare, che mi rifiuto di considerare come l’unica possibile in questo momento. Viviamo in una democrazia non democratica, in cui i rappresentanti del popolo non sono scelti dal popolo, ma cooptati dalla casta che, per autosostenersi, sceglie e seleziona le persone con il profilo genetico più aderente alla prosecuzione della specie (se non sbaglio mi ricorda qualcuno che per anni è andato alla ricerca della razza perfetta!!). La separazione dei poteri, pilastro fondamentale della nostra Costituzione (mi piace ancora scrivere questa parola con la lettera maiuscola, anche se i nostri nonrappresentati molto spesso la usano non per ispirare il loro agire quotidiano, ma per altri usi molto meno consoni….) a difesa della democrazia italiana da spinte autoritarie ed autoritaristiche, praticamente è stato superato . Il potere esecutivo si occupa di legiferare a colpi di decreti legge, svilendo la funzione della
discussione parlamentare (il potere legislativo) da momento di confronto e di critica a momento di ratifica e approvazione, utilizzando il voto di fiducia non come strumento di “verifica dell’operato del governo”, ma come elemento di ricatto nei confronti dei parlamentari. Il potere giudiziario, la cui funzione dovrebbe essere quella di garantire per TUTTI i cittadini il rispetto delle leggi, viene visto come un nemico da demonizzare, da umiliare e da sconfiggere. La conservazione della specie viene messa in atto tirando fuori dalla mischia quattro persone, che non sono uguali davanti alla legge a tutti gli altri Italiani, ma sono immuni da qualsiasi norma del codice penale, quindi presto potremmo avere governanti incendiari (vi ricordate Nerone?), mitomani o dediti a qualsiasi tipo di nefandezza. Sarebbe stato più giusto, secondo il mio parere, uno scudo, esteso a tutti coloro che siedono in parlamento, per rendere immuni queste persone da tutti i reati di opinione, ma questo non serve, bisogna proteggere qualcuno dai processi per corruzione, concussione, etc.
Da ormai tempo immemore non si assiste ad alcun confronto sereno e civile tra la maggioranza e l’opposizione, non esiste nessuna proposta concreta finalizzata al miglioramento della competitività del paese e all’aggiornamento dei suoi apparati nati in un’altra epoca e in un altro contesto storico. La scena politica è ormai sempre più omologata ai format televisivi dei reality, in cui le parti avverse si insultano con vigore quando le telecamere sono accese e l’ignaro spettatore nulla conosce di quello che avviene dietro le quinte, tutto è triviale, volgare, scontato. Almeno in questi reality lo spettatore da casa può decidere di spendere i suoi soldi per esprimere la sua opinione rispetto ai protagonisti, ma quello è spettacolo, nella realtà non possiamo decidere di esprimere la nostra opinione rispetto ad un candidato non votandolo alle successive elezioni, ormai il diritto di elettorato (altro caposaldo della democrazia) si limita a dover tracciare un simbolo su una scheda. Ormai le leggi elettorali per tutte le tornate elettorali saranno omologate a quella per le politiche, nonostante le proteste dell’opposizione e l’indicazione del Capo dello Stato, il confronto fa male, doversi sottoporre alla valutazione di milioni di Italiani è troppo rischioso, ma dove è finita la Democrazia?
Per questo motivo chi governa non si interessa di quello che pensa il popolo, delle manifestazioni di piazza, delle difficoltà che questa gente incontra per vivere, per cercare un lavoro, per provare a dare un futuro ai propri figli. Nella giornata odierna il parlamento ratificherà un decreto che affosserà per sempre la scuola pubblica, l’università pubblica e il mondo della ricerca. Da domani la scuola sarà qualcosa per soli ricchi, per coloro che potranno permettersi l’accesso alla esclusive università private italiane o straniera, nel nostro paese verrà mortificata la ricerca e le nostre imprese saranno costrette a comprare sempre più prodotti e tecnologie brevettate da italiani espatriati e i figli di questa generazione avranno sempre meno senso critico, capacità di interpretare testi, conoscenze scientifiche e saranno i perfetti spettatori della televisione del futuro, pronti a mettere una croce su un simbolo colorato di cui non sapranno la storia, le tradizioni e le idee. Io non ci sto, non voglio arrendermi ad un paese che non mi rispetta come cittadino, come elettore, come contribuente e come essere capace di assumere una posizione critica nei confronti del potere politico, in questo momento sono vicino a tutti gli studenti che provano a far sentire la loro voce, anche se chi ascolta è sordo.
noinonciarrendiamo

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Chi ha votato per il partito che non si vede?

Nessun sondaggio preelettorale, exit pool o proiezione ha quantificato la presenza nel nostro Parlamento del “partito che non si vede”, eppure questo partito è riuscito a far eleggere 70 deputati (tra onorevoli e senatori), ovvero il 7% dei 945 rappresentati dei cittadini deputati a gestire e governare il nostro paese. Sembra assurdo che in una democrazia moderna, i giornali iniziano a parlare di Terza Repubblica, esista un partito senza fregi o simboli, senza un segretario, senza delle sedi sparse sul territorio, in grado di avere una cosi cospicua rappresentanza parlamentare, il “partito che non si vede” si configura come quarto partito italiano, subito dopo Lega Nord e prima dell’UDC di Casini e dell’Italia dei Valori di Di Pietro. Nella sedicesima legislatura non ci sarà il gruppo parlamentare del “partito che non si vede”, infatti gli onorevoli e i senatori eletti in tale partito non avranno il coraggio di formare un gruppo parlamentare autonomo, ma faranno parte dei tre gruppi che presumibilmente si formeranno. Eppure questi signori hanno qualcosa che li unisce, che li accomuna e purtroppo non è sempre un ideale politico, una visione sul futuro della società o dell’economia, ma è semplicemente il fatto che tutti, in misura diversa, hanno commesso qualche atto o avuto qualche comportamento in contrasto con uno degli articoli del codice penale e per questo sono stati condannati, prescritti, indagati o rinviati a giudizio.

Ecco cosa è il “partito che non si vede”, l’insieme di tutti i rappresentati dei cittadini che hanno in qualche modo avuto a che fare con la nostra giustizia. Non tutti i membri di questo partito però sono uguali. Alcuni sono iscritti per aver preso a ceffoni l’ex moglie o per aver commesso un abuso edilizio, mentre altri si sono iscritti per aver avuto condanne per concussione, corruzione, illecito finanziamento ai partiti, favoreggiamento della mafia o della camorra, associazione per delinquere. L’Italia è l’unico paese civile che consente ai cittadini che hanno delle pendenze con la Giustizia di sedere nel luogo in cui si forma il nostro ordinamento legislativo, tuttavia, almeno per questa volta, gli Italiani non sono responsabili per l’elezione di questi personaggi, o almeno sono responsabili solo in parte. Infatti nella tornata elettorale dell’ultimo fine settimana, siamo stati chiamati a mettere semplicemente una croce (simbolo dell’analfabetismo per eccellenza, perché la croce è stata da sempre definita la firma di chi non era capace di scrivere) su una scheda piena di colori, di tricolori, di simboli vecchi e nuovi delle nostra tradizione politica. I rappresentati del “partito che non si vede” sono stati scelti come tutti gli altri parlamentari per cooptazione, sono stati coloro che hanno formulato le liste elettorali a scegliere chi doveva rappresentare i cittadini italiani nel Parlamento.

Quindi nessuno ha votato il “partito che non si vede”, ma queste persone avranno un peso più o meno determinante nelle future leggi del nostro paese e magari qualcuno siederà anche nel Governo. Noinonciarrendiamo a questa ulteriore debacle della democrazia italiana e per questo invito tutti quelli che leggeranno questo post a consultare la lista di queste persone.

Come avrebbe scritto la Costituzione la casta?

Il 27 dicembre 1947, grazie al grande sforzo dei Costituenti per far rinascere la Nazione dopo i nefasti eventi bellici, la nostra Costituzione ha visto la luce. In 139 articoli, con uno stile di scrittura chiaro, moderno, trasparente e senza fronzoli, si descrivono i diritti e i doveri di tutti i cittadini italiani, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, e i fondamenti per l’organizzazione dello Stato, assicurando da 60 anni la nostra identità di popolo. Tale documento rappresenta una delle massime espressioni di quello che è stata la nostra vera classe politica, fatta di uomini provati da tante difficoltà e orientati a dare al paese un impianto legislativo ed istituzionale  in grado di assicurare la vita democratica e partecipativa, evitando ed arginando i pericoli di eventuali  rigurgiti totalitaristici e dittatoriali. Forse senza lo sforzo dei Costituenti l’Italia non sarebbe stata in grado di recuperare i danni fatti dal fascismo. E’ un vero peccato che questo testo non sia conosciuto ed apprezzato da tutti i  cittadini italiani, come si evidenzia  nel risultato di un’indagine di mercato condotta dall’istituto Ferrari Nasi & Grisantelli cita che “Solo l’11 per cento della popolazione ha letto la carta costituzionale e ne ricorda per sommi capi il contenuto. Il restante 21,9 per cento l’ha solo sfogliata e ne ricorda vagamente i concetti. Il 15,2 per cento dice di averla letta ma non riesce a indicare neanche un articolo.” (fonteblog di Panorama autore Elisa Canetti)(leggi l’articolo).A questo punto mi chiedo quale sarebbe stato il documento Costituzionale scritto dalla casta, proviamo a vedere. (nota in neretto le aggiunte, con il testo barrato le parole eliminate). 

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L’Italia dovrebbe essere è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro precario, nero, insicuro e mal retribuito.

La sovranità apparteneva al popolo fino all’avvento della partitocrazia, che la esercita esercitava nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di alcuni uomini (pochi e politici), sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e ad altri (i cittadini) richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini, a meno dei politici,  hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Per i politici si prevede una deroga a qualsiasi norma del codice penale.

È compito della Repubblica favorire rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,  che, limitando di fatto la libertà funzionali alla limitazione di fatto della libertà e dell’eguaglianza dei cittadini, favorendo impedendo il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i ad alcuni cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, scegliendo tra le proposte delle agenzie interinali secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dei politici e di tutta la corte della casta dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche e tutti i politici che hanno la fortuna di avere un posto al parlamento nazionale o europeo, nei consigli di amministrazione delle aziende di stato, nei consigli regionali, provinciali, comunali, etc. (ci fermiamo qui altrimenti per rendere il documento più legibile)

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. La Chiesa ha potere di veto e di proposizione di leggi su argomenti funzionali al mantenimento del proprio ruolo e del proprio sistema. Nessuna legge può essere promulgata in contrasto con il parere della Chiesa

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

[omissis]

Art. 9.

La Repubblica promuove dovrebbe promuovere lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, ad esclusione delle aree adibite a discarica di rifiuti solidi urbani dove tutti possono sversare quello che vogliono.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. I parlamentari possono liberamente scegliere se uniformarsi all’ordinamento giuridico.

[omissis]

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Tale bandiera deve essere usata dai cittadini solo in occasione delle competizioni di calcio mondiale ed europee.

 

PARTE I

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I

RAPPORTI CIVILI

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Queste norme non si applicano se il soggetto è titolare di incarico politico.

Vi risparmio il resto tanto avete capito e vi invito a leggere il vero testo della Costituzione della Repubblica Italiana

NoiNonCiArrendiamo

Il risultato di quindici anni di speranze: danno, beffa e vergogna

Rifiuti, emergenza, commissario straordinario, poteri speciali, parole ormai abusate, a cui il nostro orecchio è ormai fin troppo abituato. Credo che sia necessario per noi cittadini richiedere una soluzione di discontinuità, visto che ancora una volta le soluzioni proposte sembrano azioni tampone in continuità con quello che fino ad ora è stato fatto. Non abbiamo bisogno di chiacchiere e di promesse, ma di certezze e di trasparenza. Quindici anni fa, mentre io ero ancora un ragazzino pieno di ideali, la vecchia Prima Repubblica venne abbattuta e sulle sue ceneri prese piano piano forma una Seconda Repubblica (con una sequenza di nomi che voleva imitare i tanto odiati cugini francesi), dando speranza a tante persone che non avevano partecipato, ne direttamente ne indirettamente, alla grande spartizione della prima. Oggi di quelle speranze non resta più niente, se non cumuli di rifiuti.  Dopo tre lustri ci ritroviamo a fare i conti con le stesse persone che, cambiando semplicemente casacca, sono venuti ad elemosinare ancora una volta la nostra fiducia, con il solo scopo di assicurarsi e garantirsi i privilegi che solo l’ingresso nei palazzi del potere, nelle stanze dei bottoni (ma anche nei corridoi, nelle anticamere e nelle controsoffittature) assicura (basta leggere La Casta per capire). Sono stanco di tutto questo! Da cittadino, e dipendente di un’azienda privata, contribuisco al bilancio dello Stato con il pagamento di tutte le tasse che questo mi impone. Personalmente credo che sia giusto e doveroso dare il proprio contributo, proporzionalmente al proprio reddito, a tale bilancio e quindi non sono qui a fomentare scioperi o disobbedienze fiscali, ma semplicemente a chiedere che ci sia una trasparente gestione dei soldi che io affido allo Stato per garantirmi quelli che vengono comunemente chiamati servizi essenziali (l’istruzione, la difesa, l’ordine pubblico, la tutela sanitaria, etc.) e proprio per questo mi indigno quando mi ritrovo tra le mani articoli dal titolo “Tra i rifiuti di Napoli spariti anche 251 milioni di fondi Ue” (fonte sito sole24ore). In 12 anni la sola Unione Europea ha stanziato alla nostra Regione ben € 251.000.000 (duecentocinquantunomilioni di euro), per la sola emergenza rifiuti, a cui si aggiungono naturalmente i fondi statali e regionali, spariti nel nulla o sommersi da cumuli di rifiuti. Chiaramente questo è solo un piccolo pezzo dei soldi che i nostri amministratori dilapidano quotidianamente. Nelle tante trasmissioni televisive, interviste sui giornali, interventi sui blog nessuno ha fino ad ora avuto la brillante idea di chiedere come sono stati spesi questi soldi, in che modo gli affidatari dei contributi dei cittadini hanno impegnato queste somme nell’interesse della collettività tutta e non nell’interesse della Casta e delle persone che gravitano attorno ad essa. Sarebbe ora di chiedere a gran voce non le dimissioni di questo o quel politico, ma un dettagliato resoconto delle somme impegnate, una assunzione di responsabilità nei confronti di noi cittadini ed un gesto di trasparenza amministrativa, adeguata a farci scoprire che il grande assalto alla diligenza carica di oro non si è mai arrestato e che quando si tratta di sedersi al tavolo per partecipare alla spartizione non guardano ideali politici di destra o di sinistra. Abbiamo il dovere morale e civile di chiedere ai nostri politici di far luce sulle somme spese, fino all’ultimo centesimo di euro, per capire se e come il problema rifiuti potrà essere risolto nel prossimo futuro.

Quindici anni fa balzo all’onore della cronaca qualcuno che ci diede un barlume di speranza, che ci fece sognare un’Italia migliore e più equa, quindici anni fa le nostre strade erano libere dai rifiuti. Voglio per questo citare le parole di Pierluigi Battista sul Corriere: “Si spalanca una voragine tra le promesse e le realizzazioni, tra i propositi e i risultati. Ma questa non sarebbe una novità. È nuova invece, e sconvolgente, la rivelazione della spaventosa vacuità di quel discorso ideologico. Un’ideologia, una retorica, un lessico che hanno sostituito la realtà, trascinando nell’autocompiaciuto rigetto del passato ogni esame serio dei mali che avevano messo la pietra tombale sulla Prima Repubblica. Hanno degradato la politica all’arte dell’apparire e del proclamare, rinviando sine die ogni soluzione credibile. È più di una delusione: è la scoperta di un bluff durato quindici anni. Anche nei primi anni del dopoguerra democratico presero forma potenti correnti di delusione, di scoramento, persino di rimpianto nostalgico per l’Italia del vecchio regime. Ma la Repubblica democratica tenne, perché poggiava su qualcosa di solido e conservava ancora il senso di una missione comune, malgrado la Guerra fredda e la spaccatura dei blocchi contrapposti. Oggi invece, sotto la spazzatura il nulla. Solo la fine del personalismo plebiscitario surrogato di leadership autentiche, le bandiere oramai stinte del «sindaco d’Italia», la stanchezza per un bipolarismo astioso, inconcludente e intontito dai suoi propri annunci. Il de profundis della Seconda Repubblica, e della sua fascinazione oramai corrosa dal tempo. Delegittimata dal confronto con i successi altrui. Svuotata dal dubbio che nel mondo la «nuova» Italia stia perdendo la partita decisiva, resa per noi impraticabile da un mare di spazzatura”

NoiNonCiArrendiamo

mea culpa, mea culpa, mea culpa (all’infinito)

Forse un caso o forse è la forza dell’inconscio, ma questo nuovo blog e il suo primo post vedono la luce proprio nel momento in cui la mia città, la nostra città vive uno dei periodi peggiori della sua storia. Napoli è sovraesposta sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia e del mondo per quella che potrebbe definirsi “cronaca di una morte annunciata”. Tuttavia quello che oggi ci raccontano  sui giornali (cartacei e on line) e quello che ci fanno vedere alla televisione è semplicemente la cronaca e l’annuncio della morte o, volendo essere ancora un poco speranzosi, dell’agonia profonda in cui si trova questa città. Sfogliando i giornali mi sembra leggere un referto stilato da un medico legale in cui si dichiara la morte di un paziente senza alcuna indicazione delle vere cause che hanno portato alla morte. Ormai tutti ci ripetono le stesse cose, serve il ciclo integrato dei rifiuti, servono i termovalorizzatori, gli impianti di compostaggio, la raccolta differenziata. Non fanno altro che mostrarci i casi di eccellenza italiani (ormai tutti sanno che a Brescia c’è il teleriscaldamento che utilizza CDR – ovvero combustibile da rifiuti – o che a Granarolo le mucche pascolano vicino al termovalorizzatore), ma nessuno ci ha veramente spiegato perché a Brescia e Granarolo tutto questo avviene e a Napoli no.  Tutti i nostri politici non fanno altro che rimettere agli altri le responsabilità, come in una eterna partita a tennis in cui non si segna mai un punto, perché ogni volta che si colpisce la palla si trova dall’altro lato un avversario scaltro pronto a rispondere e a rimandarla dall’altro lato del campo, con tecniche più o meno lecite. Io penso che il problema non stia ne a destra ne a sinistra (i due lati del campo), ne prima ne dopo. Il vero problema siamo noi napoletani, gli abitanti di questa magnifica terra che, con un’abitudine atavica, hanno continuato (per ben 40 anni!!!) e continuano a girarsi dall’altro lato, a non rendersi conto che nelle nostre campagne si scaricava di tutto e di più, che i rifiuti del nostro consumo quotidiano finivano da qualche parte senza chiedersi mai dove e come. Ebbene il vero imputato di questo stato delle cose è il popolo napoletano e campano, che per anni ha continuato a mortificare il proprio senso civico e critico facendosi governare da gente senza visione, senza progettualità e incastonata in una visione personalistica della cosa pubblica. Forse sarò retorico con quello che dico, ma fino ad ora, ne in televisione ne sui giornali, nessuno ha detto che le vere responsabilità sono nostre che non effettuiamo la raccolta differenziata, che non vogliamo il termovalizzatore vicino casa, che ci facciamo ingannare dalle politiche finto-ecologiste (vorrei chiedere ai cari amici ambientalisti dove mettono la loro immondizia, se hanno una macchina o motorino elettrico?), che non ci facciamo valere i nostri diritti di essere umani, di cittadini e di contribuenti. A me non importa delle dimissioni di uno o più politici, l’unica cosa è che non voglio arrendermi a illudermi di vivere in una società, ed in una città, che si dichiara civile, ma che nelle immagini televisive potrebbe essere confusa con una delle tante metropoli di quel terzo mondo che noi puntiamo a far avvicinare alla “nostra” società civile. NoiNonCiArrendiamo

P.S. mi fa piacere che anche uno scrittore e napoletano illustre come Raffaele La Capria abbia pensato di scrivere cose simili alle mie. (vai all’articolo)

Molto bello è anche il reportage di Ezio Mauro sulla Repubblica. http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-2/reportage-mauro/reportage-mauro.html