Il risultato di quindici anni di speranze: danno, beffa e vergogna

Rifiuti, emergenza, commissario straordinario, poteri speciali, parole ormai abusate, a cui il nostro orecchio è ormai fin troppo abituato. Credo che sia necessario per noi cittadini richiedere una soluzione di discontinuità, visto che ancora una volta le soluzioni proposte sembrano azioni tampone in continuità con quello che fino ad ora è stato fatto. Non abbiamo bisogno di chiacchiere e di promesse, ma di certezze e di trasparenza. Quindici anni fa, mentre io ero ancora un ragazzino pieno di ideali, la vecchia Prima Repubblica venne abbattuta e sulle sue ceneri prese piano piano forma una Seconda Repubblica (con una sequenza di nomi che voleva imitare i tanto odiati cugini francesi), dando speranza a tante persone che non avevano partecipato, ne direttamente ne indirettamente, alla grande spartizione della prima. Oggi di quelle speranze non resta più niente, se non cumuli di rifiuti.  Dopo tre lustri ci ritroviamo a fare i conti con le stesse persone che, cambiando semplicemente casacca, sono venuti ad elemosinare ancora una volta la nostra fiducia, con il solo scopo di assicurarsi e garantirsi i privilegi che solo l’ingresso nei palazzi del potere, nelle stanze dei bottoni (ma anche nei corridoi, nelle anticamere e nelle controsoffittature) assicura (basta leggere La Casta per capire). Sono stanco di tutto questo! Da cittadino, e dipendente di un’azienda privata, contribuisco al bilancio dello Stato con il pagamento di tutte le tasse che questo mi impone. Personalmente credo che sia giusto e doveroso dare il proprio contributo, proporzionalmente al proprio reddito, a tale bilancio e quindi non sono qui a fomentare scioperi o disobbedienze fiscali, ma semplicemente a chiedere che ci sia una trasparente gestione dei soldi che io affido allo Stato per garantirmi quelli che vengono comunemente chiamati servizi essenziali (l’istruzione, la difesa, l’ordine pubblico, la tutela sanitaria, etc.) e proprio per questo mi indigno quando mi ritrovo tra le mani articoli dal titolo “Tra i rifiuti di Napoli spariti anche 251 milioni di fondi Ue” (fonte sito sole24ore). In 12 anni la sola Unione Europea ha stanziato alla nostra Regione ben € 251.000.000 (duecentocinquantunomilioni di euro), per la sola emergenza rifiuti, a cui si aggiungono naturalmente i fondi statali e regionali, spariti nel nulla o sommersi da cumuli di rifiuti. Chiaramente questo è solo un piccolo pezzo dei soldi che i nostri amministratori dilapidano quotidianamente. Nelle tante trasmissioni televisive, interviste sui giornali, interventi sui blog nessuno ha fino ad ora avuto la brillante idea di chiedere come sono stati spesi questi soldi, in che modo gli affidatari dei contributi dei cittadini hanno impegnato queste somme nell’interesse della collettività tutta e non nell’interesse della Casta e delle persone che gravitano attorno ad essa. Sarebbe ora di chiedere a gran voce non le dimissioni di questo o quel politico, ma un dettagliato resoconto delle somme impegnate, una assunzione di responsabilità nei confronti di noi cittadini ed un gesto di trasparenza amministrativa, adeguata a farci scoprire che il grande assalto alla diligenza carica di oro non si è mai arrestato e che quando si tratta di sedersi al tavolo per partecipare alla spartizione non guardano ideali politici di destra o di sinistra. Abbiamo il dovere morale e civile di chiedere ai nostri politici di far luce sulle somme spese, fino all’ultimo centesimo di euro, per capire se e come il problema rifiuti potrà essere risolto nel prossimo futuro.

Quindici anni fa balzo all’onore della cronaca qualcuno che ci diede un barlume di speranza, che ci fece sognare un’Italia migliore e più equa, quindici anni fa le nostre strade erano libere dai rifiuti. Voglio per questo citare le parole di Pierluigi Battista sul Corriere: “Si spalanca una voragine tra le promesse e le realizzazioni, tra i propositi e i risultati. Ma questa non sarebbe una novità. È nuova invece, e sconvolgente, la rivelazione della spaventosa vacuità di quel discorso ideologico. Un’ideologia, una retorica, un lessico che hanno sostituito la realtà, trascinando nell’autocompiaciuto rigetto del passato ogni esame serio dei mali che avevano messo la pietra tombale sulla Prima Repubblica. Hanno degradato la politica all’arte dell’apparire e del proclamare, rinviando sine die ogni soluzione credibile. È più di una delusione: è la scoperta di un bluff durato quindici anni. Anche nei primi anni del dopoguerra democratico presero forma potenti correnti di delusione, di scoramento, persino di rimpianto nostalgico per l’Italia del vecchio regime. Ma la Repubblica democratica tenne, perché poggiava su qualcosa di solido e conservava ancora il senso di una missione comune, malgrado la Guerra fredda e la spaccatura dei blocchi contrapposti. Oggi invece, sotto la spazzatura il nulla. Solo la fine del personalismo plebiscitario surrogato di leadership autentiche, le bandiere oramai stinte del «sindaco d’Italia», la stanchezza per un bipolarismo astioso, inconcludente e intontito dai suoi propri annunci. Il de profundis della Seconda Repubblica, e della sua fascinazione oramai corrosa dal tempo. Delegittimata dal confronto con i successi altrui. Svuotata dal dubbio che nel mondo la «nuova» Italia stia perdendo la partita decisiva, resa per noi impraticabile da un mare di spazzatura”

NoiNonCiArrendiamo

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Dietro la fumata bianca

15 aprile 2005. Elezione a Papa di Joseph Alois Ratzinger.Ci fu detto, o meglio avvertito. Il nuovo pontefice era il guardiano dell’ortodossia e, per gli esperti, troppo spesso da criticare per alcune sue posizioni dogmatiche. Di anni ne sono passati quasi tre. E a pagina 8 de La Repubblica di oggi il titolo recita “Aborto, il Papa sostiene la moratoria”.Moratoria di cosa? La chiesa invoca al rispetto dei valori, quelli legati alla famiglia.E’ proprio il caso di dirlo. Valore sacro santo. Ma in che modo? Non tornando all’aborto clandestino.E non è una femminista che parla. La legge 194 non è una legge femminista. Forse aiutata da quelle donne che nel femminismo ci credono. Ma non un risultato a loro esclusivo vantaggio.Anzi. Un risultato di tutte le donne. E avanzo una tesi a prima vista paradossale. La legge 194, a guardar oggi la società, è  molto più a favore della famiglia di quanto si creda. Di quelle poche famiglie che sanno riconoscere, attuandolo ogni giorno, cosa ci deve essere dietro questo termine.Perché? Perché non si crea una famiglia solo perché si rimane incinta senza averlo scelto. Non si diventa genitori solo perché una pancia cresce e dentro c’è un bambino. Non si rispetta la vita mettendo al mondo figli non desiderati.Questo di base. Una società che voglia essere chiamata civile, poi, metterà in atto ogni tipo di iniziativa volta a informare sul numero di bambini vivi nati dopo aborti tardivi, migliorerà i suoi centri d’ascolto per le minorenni e per le donne sfruttate, maltrattate o semplicemente non “pronte” alla maternità.
Non si nega una scelta ma si aiuta a compiere quella giusta.Le leggi si promulgano o si abrogano studiando, osservando, analizzando la società…E la Chiesa continua ad allontanarsi da una società che, per forza di cose, evolve. E questo allontanamento distrugge i valori, non li rafforza.Le nuove generazioni hanno perso i valori. Ma di chi è la colpa? Anche un po’ di quei bellissimi monumenti sempre più visitati solo per cultura e non per fede…
La Chiesa si allontana e la politica, in un paese che non sa riconoscere la sua bandiera, segue un vento ballerino e indeciso nella coreografia…
I numeri parlano chiaro. Il 53%, ossia la netta maggioranza, di coloro che vanno a messa tutte le domeniche, si dichiara contrario al veto sull’aborto…
Chiudo nel dichiarare la mia personale opinione sull’aborto: CONTRARIA
 
La scelta dell’aborto, spinta da qualsivoglia ragione, credo non sia mai facile e porta con sé un alcunché di innaturale (…per ogni tipo di donna…) che provoca una ferita indelebile.
Da “Lettera a un bambino mai nato” O.Fallaci
Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando ha ripreso a battere con tonfi sordi, cannonnate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in un pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo. Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. È paura di te, del caso che ti ha strappato al nulla, per aggangiarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato.”

mea culpa, mea culpa, mea culpa (all’infinito)

Forse un caso o forse è la forza dell’inconscio, ma questo nuovo blog e il suo primo post vedono la luce proprio nel momento in cui la mia città, la nostra città vive uno dei periodi peggiori della sua storia. Napoli è sovraesposta sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia e del mondo per quella che potrebbe definirsi “cronaca di una morte annunciata”. Tuttavia quello che oggi ci raccontano  sui giornali (cartacei e on line) e quello che ci fanno vedere alla televisione è semplicemente la cronaca e l’annuncio della morte o, volendo essere ancora un poco speranzosi, dell’agonia profonda in cui si trova questa città. Sfogliando i giornali mi sembra leggere un referto stilato da un medico legale in cui si dichiara la morte di un paziente senza alcuna indicazione delle vere cause che hanno portato alla morte. Ormai tutti ci ripetono le stesse cose, serve il ciclo integrato dei rifiuti, servono i termovalorizzatori, gli impianti di compostaggio, la raccolta differenziata. Non fanno altro che mostrarci i casi di eccellenza italiani (ormai tutti sanno che a Brescia c’è il teleriscaldamento che utilizza CDR – ovvero combustibile da rifiuti – o che a Granarolo le mucche pascolano vicino al termovalorizzatore), ma nessuno ci ha veramente spiegato perché a Brescia e Granarolo tutto questo avviene e a Napoli no.  Tutti i nostri politici non fanno altro che rimettere agli altri le responsabilità, come in una eterna partita a tennis in cui non si segna mai un punto, perché ogni volta che si colpisce la palla si trova dall’altro lato un avversario scaltro pronto a rispondere e a rimandarla dall’altro lato del campo, con tecniche più o meno lecite. Io penso che il problema non stia ne a destra ne a sinistra (i due lati del campo), ne prima ne dopo. Il vero problema siamo noi napoletani, gli abitanti di questa magnifica terra che, con un’abitudine atavica, hanno continuato (per ben 40 anni!!!) e continuano a girarsi dall’altro lato, a non rendersi conto che nelle nostre campagne si scaricava di tutto e di più, che i rifiuti del nostro consumo quotidiano finivano da qualche parte senza chiedersi mai dove e come. Ebbene il vero imputato di questo stato delle cose è il popolo napoletano e campano, che per anni ha continuato a mortificare il proprio senso civico e critico facendosi governare da gente senza visione, senza progettualità e incastonata in una visione personalistica della cosa pubblica. Forse sarò retorico con quello che dico, ma fino ad ora, ne in televisione ne sui giornali, nessuno ha detto che le vere responsabilità sono nostre che non effettuiamo la raccolta differenziata, che non vogliamo il termovalizzatore vicino casa, che ci facciamo ingannare dalle politiche finto-ecologiste (vorrei chiedere ai cari amici ambientalisti dove mettono la loro immondizia, se hanno una macchina o motorino elettrico?), che non ci facciamo valere i nostri diritti di essere umani, di cittadini e di contribuenti. A me non importa delle dimissioni di uno o più politici, l’unica cosa è che non voglio arrendermi a illudermi di vivere in una società, ed in una città, che si dichiara civile, ma che nelle immagini televisive potrebbe essere confusa con una delle tante metropoli di quel terzo mondo che noi puntiamo a far avvicinare alla “nostra” società civile. NoiNonCiArrendiamo

P.S. mi fa piacere che anche uno scrittore e napoletano illustre come Raffaele La Capria abbia pensato di scrivere cose simili alle mie. (vai all’articolo)

Molto bello è anche il reportage di Ezio Mauro sulla Repubblica. http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/cronaca/rifiuti-2/reportage-mauro/reportage-mauro.html

Presentazione (quasi un’editoriale)

Questo blog nasce senza grandi aspettative, senza la volontà di essere un punto di riferimento editoriale per quello che presenta ai lettori, ma per soddisfare la mia esigenza di avere a disposizione un luogo virtuale (mi ispiro a quello Speaker’s Corner inglese di Hyde Park) in cui esprimere il mio punto di vista su quello che accade nel nostro paese, su quello che quotidianamente viviamo, leggiamo, vediamo, raccontiamo e ci facciamo raccontare, perché NoiNonCiAccontentiamo di quello che ci raccontano, NoiNonCiAccontentiamo di quello che ci fanno e ci fanno fare, NoiNonCiAccontentiamo di aspettare che qualcosa accada e che migliori la nostra situazione di giovani, di cittadini, di contribuenti, di futuri padri e madri. In questo blog proverò non solo a scrivere e manifestare le mie opinioni e le mie impressioni, ma cercherò di porre delle domande, di chiedere pareri, opinioni e risposte, in primis ai miei amici e poi a tutti quelli che volontariamente o per caso si trovino a fermarsi in questa piccolissima piazza dell’enorme città che oggi è Internet, per fare in modo che almeno tra le persone che conosco (realmente o virtualmente) possa rinascere un senso critico che vedo giorno per giorno scemare sempre di più, spegnersi come una fiammella a cui piano piano si sottrae quell’ossigeno necessario per la sua vita, per dare quella luce capace di squarciare il buio e di indicare una direzione da seguire. Con questo blog vorrei sentirmi meno solo nella speranza che il futuro sia migliore e avere tanti amici con cui poter quotidianamente condividere l’emozione di poter almeno dire NoiNonCiAccontentiamo!