Chi ha votato per il partito che non si vede?

Nessun sondaggio preelettorale, exit pool o proiezione ha quantificato la presenza nel nostro Parlamento del “partito che non si vede”, eppure questo partito è riuscito a far eleggere 70 deputati (tra onorevoli e senatori), ovvero il 7% dei 945 rappresentati dei cittadini deputati a gestire e governare il nostro paese. Sembra assurdo che in una democrazia moderna, i giornali iniziano a parlare di Terza Repubblica, esista un partito senza fregi o simboli, senza un segretario, senza delle sedi sparse sul territorio, in grado di avere una cosi cospicua rappresentanza parlamentare, il “partito che non si vede” si configura come quarto partito italiano, subito dopo Lega Nord e prima dell’UDC di Casini e dell’Italia dei Valori di Di Pietro. Nella sedicesima legislatura non ci sarà il gruppo parlamentare del “partito che non si vede”, infatti gli onorevoli e i senatori eletti in tale partito non avranno il coraggio di formare un gruppo parlamentare autonomo, ma faranno parte dei tre gruppi che presumibilmente si formeranno. Eppure questi signori hanno qualcosa che li unisce, che li accomuna e purtroppo non è sempre un ideale politico, una visione sul futuro della società o dell’economia, ma è semplicemente il fatto che tutti, in misura diversa, hanno commesso qualche atto o avuto qualche comportamento in contrasto con uno degli articoli del codice penale e per questo sono stati condannati, prescritti, indagati o rinviati a giudizio.

Ecco cosa è il “partito che non si vede”, l’insieme di tutti i rappresentati dei cittadini che hanno in qualche modo avuto a che fare con la nostra giustizia. Non tutti i membri di questo partito però sono uguali. Alcuni sono iscritti per aver preso a ceffoni l’ex moglie o per aver commesso un abuso edilizio, mentre altri si sono iscritti per aver avuto condanne per concussione, corruzione, illecito finanziamento ai partiti, favoreggiamento della mafia o della camorra, associazione per delinquere. L’Italia è l’unico paese civile che consente ai cittadini che hanno delle pendenze con la Giustizia di sedere nel luogo in cui si forma il nostro ordinamento legislativo, tuttavia, almeno per questa volta, gli Italiani non sono responsabili per l’elezione di questi personaggi, o almeno sono responsabili solo in parte. Infatti nella tornata elettorale dell’ultimo fine settimana, siamo stati chiamati a mettere semplicemente una croce (simbolo dell’analfabetismo per eccellenza, perché la croce è stata da sempre definita la firma di chi non era capace di scrivere) su una scheda piena di colori, di tricolori, di simboli vecchi e nuovi delle nostra tradizione politica. I rappresentati del “partito che non si vede” sono stati scelti come tutti gli altri parlamentari per cooptazione, sono stati coloro che hanno formulato le liste elettorali a scegliere chi doveva rappresentare i cittadini italiani nel Parlamento.

Quindi nessuno ha votato il “partito che non si vede”, ma queste persone avranno un peso più o meno determinante nelle future leggi del nostro paese e magari qualcuno siederà anche nel Governo. Noinonciarrendiamo a questa ulteriore debacle della democrazia italiana e per questo invito tutti quelli che leggeranno questo post a consultare la lista di queste persone.

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I giorni migliori devono ancora arrivare?

 “La parola torni ai cittadini!” Questa potrebbe essere la sintesi del messaggio del nostro Capo dello Stato Napolitano per motivare lo scioglimento delle Camere e l’indizione di una nuova tornata elettorale, ma in realtà non è cosi! Il bene per il nostro paese sarebbe stato un accordo in extremis tra le forze politiche, non un “incucio” o un “pasticcio” di antica memoria, ma un atto di responsabilità nei confronti  dell’Italia e degli Italiani, per poter andare a votare con regole certe e realmente democratiche, come hanno chiesto i cittadini con i tre quesiti referendari, la Confindustria, i sindacati e Veltroni. La maggioranza, per non dire la quasi totalità, dei nostri politici non provano alcun interesse per la nostra nazione e per l’immagine che di essa viene trasferita all’esterno e, soprattutto, hanno completamente perso il senso dello Stato, indispensabile per far progredire la nostra nazione. Ma visto che si andrà a votare, vale la pena domandarsi: “cosa ci aspetta nel prossimo futuro?”. A questa domanda sicuramente non si può che dare una risposta carica di amarezza, perché quello che ci aspetta nel prossimo futuro non è altro che quello che abbiamo visto fino ad ora, ovvero il trionfo degli interessi personali o di parte, tutela dei privilegi di una casta che giorno dopo giorno cerca di innalzare sempre più le barriere con il resto della nazione (mi permetto una parentesi allegra, sabato sera all’uscita dallo stadio, ero in curva B, passando vicino ai cancelli della “tribuna autorità” ho incrociato una macchina blu, per la precisione una bmw serie 5 con tanto di lampeggiante, e nelle sue vicinanze un senatore della Repubblica, noto in Parlamento per le sue aggressioni fisiche, anche con sputi,  a colleghi e per il comportamento da stadio. Me lo sarei aspettato vicino di posto in curva! Anche se forse avrei offeso i civili tifosi della curva), denigrazione oscena dell’avversario, assenza di cultura politica, scarso interesse per l’evoluzione del Paese, mortificazione della cultura unitaria nazionale, immolata per far spazio agli interessi dei tanti campanili (e non solo quelli dell’UDEUR). Negli Stati Uniti i cittadini partecipano attivamente alla scelta dei candidati Presidenti e le primarie, momento di partecipazione dei cittadini alla vita dei due partiti, sono quasi una pre-elezione presidenziale. In questa occasione mi è piaciuto sentire Ted Kennedy che, parlando di Barack Obama (un quarantenne che aspira alla guida della prima potenza del mondo, impensabile per la nostra piccola e conservatrice Italia) ha detto “rinnova la nostra fede in un principio: i giorni migliori devono ancora arrivare”. In America le elezioni sono un’occasione di speranza, per milioni di cittadini la vittoria dei repubblicani o dei democratici apre qualche prospettiva per il futuro. In Italia che vinca la destra o la sinistra, i benefici sono e saranno solo per la casta. Tra circa 70 giorni ci toccherà esprimere le nostre “limitate opinioni” (chiaramente grazie ad una leggere elettorale che viene definita “porcellum”, sembra assurdo che in un paese sia ampiamente condiviso definire una legge come una porcata) nel chiuso di un seggio, non posso esprimere il mio giudizio su una persona a cui affido il compito di rappresentarmi, ma mettere solo una croce su un simbolo, vorrei non arrendermi, ma “ubi major minor cessat”. NoiNonCiArrendiamo