Ma che Italia è questa?

Ormai credo che sia sotto gli occhi di tutti che la nostra nazione stia vivendo negli ultimi giorni uno dei periodi più critici della sua storia, le prime pagine dei giornali, e non solo di quelli italiani, si aprono con parole che non fanno altro che sottolineare uno stato di profonda crisi che permea tutte le istituzioni democratiche e nessuno riesce a uscire allo scoperto con una soluzione che possa ridare lustro, ma soprattutto dignità, all’Italia, che per anni è stata la culla della civiltà mediterranea.Sono profondamente indignato nel leggere ed ascoltare ministri del governo che aprono la crisi in trasmissioni televisive, rappresentati istituzionali che si scagliano contro la magistratura e chiedono ad altri politici di sostenere questa lotta meschina contro un altro potere dello Stato sancito dalla Costituzione democratica, magistrati che preferiscono processi mediatici rispetto a quelli d’aula (e diventano eroi popolari), politici condannati per mafia che festeggiano e continuano imperterriti ad amministrare la cosa pubblica nell’interesse privato, politici che ricevono premi per l’ “orgoglio italiano” quando poi hanno sempre operato per mortificare e distruggere questo orgoglio, politici che non esitano ad usare nell’emiciclo parlamentare comportamenti e atteggiamenti “aggressivi”, da “stadio” (mi riferisco allo sputo del senatore Barbato – senatore con la lettera ultra minuscola – nei confronti di un collega) o da “party” (coriandoli e bottiglie di spumante per festeggiare la caduta di un governo), magistrati che inaugurando l’anno giudiziario sottolineano come il magistrato debba attenersi ai principi della legge e della costituzione (sottolineando apertamente che c’è chi opera al di fuori della legge). Tutto sembra non funzionare, la mia impressione è che chi ci governa (o meglio chi dovrebbe governare nel nome e per conto del popolo) abbia totalmente perso il senso dello Stato, mortificando ed offendendo l’operato di tanti che hanno sacrificato, e sacrificano,  la propria vita in nome di tale Stato e che hanno combattuto, e combattono, per difendere dalle devianze antidemocratiche e criminali la nostra democrazia. A questo proposito non posso non fare il confronto con un politico, molto chiacchierato,  della prima Repubblica (il Senatore Andreotti – questa volta Senatore con la lettera maiuscola) che ha affrontato un processo che lo accusava di associazione mafiosa e di favoreggiamento per l’antistato, senza mai esprimere giudizi sommari su coloro che erano deputati a giudicare la sua innocenza e la sua colpevolezza. Il Senatore Andreotti anche quando ha ricevuto l’assoluzione non ha mai usato toni aggressivi e offensivi nei confronti di chi lo aveva giudicato, ma si è limitato a sottolineare che la giustizia ha semplicemente fatto il suo corso, come è giusto che sia!

Trovo assolutamente demagogico ed inutile, oltre che molto antidemocratico, che un comico come Beppe Grillo debba lanciare un’iniziativa per “certificare le liste civiche”, definendo delle regole “anticostituzionali” ed “antidemocratiche” per dare un “bollino di garanzia” le liste di elettori. Siamo alla totale devianza democratica di un privato cittadino che si erge al ruolo di “censore” di altri cittadini (credo che in nessuna dittatura sia presente un comportamento del genere), senza un mandato, senza un ruolo e al di fuori da qualsiasi legge. La Costituzione (all’articolo 49) sancisce che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democrativo a determinare la politica nazionale e (all articolo 51) che tutti i cittadini possono concorrere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge.

Quello che accade tutti i giorni non fa altro che distruggere il senso dello Stato nel cittadino comune, nelle persone che tutti i giorni si dedicano al lavoro ed alla famiglia e che sono sottoposte a sacrifici economici spropositati (forse superiori a quelli dei nostri nonni) in un mondo che ci chiede continuamente di consumare e di ostentare sempre di più il nostro consumo. Stanno venendo meno i nostri punti fermi e i media non fanno altro che alimentare questa disgregazione della democrazia, insinuando dentro di noi l’insicurezza di una politica di spettacolo e non di sostanza, di una giustizia che sembra sempre meno giusta ed esercitata al di fuori delle aule di Tribunale, con il solo scopo di gettare fango e discredito su altri cittadini alimentando il proprio personale interesse (e mi riferisco apertamente al dott. De Magistris che con il suo operato offende la dignità di tanti magistrati che svolgono questo lavoro con passione e senza la ricerca del tornaconto personale ma soltanto con l’obiettivo di far rispettare le leggi, vedi la notizia). Questo è il momento in cui noi Italiani NonCiDobbiamoArrendere, non dobbiamo cedere alla tentazione di perdere la speranza che il futuro possa essere migliore, dobbiamo pensare che quello che vediamo è soltanto la parte più marcia del nostro paese che i media ci mostrano con orgoglio perché questo genera audience. Io voglio pensare a quei tanti politici, e credo che ce ne siano, che hanno il senso dello Stato, che vogliono far tornare l’Italia una nazione protagonista dell’economia e della politica a livello europeo, ai tanti magistrati che quotidianamente affrontano le difficoltà di un lavoro difficile, duro e che operano per garantire il rispetto della legge, senza sbandierare ai quattro venti la loro bravura, ma che preferiscono lavorare nell’ombra per garantirci la sicurezza e l’eguaglianza davanti alla legge.  Penso che l’unico modo per uscire da questa situazione di impasse sia quello ci evitare la politica “mediatica” che si tiene negli studi di Porta a Porta, Matrix, Anno Zero, etc. e fare in modo che i nostri rappresentati esercitino il loro “lavoro “ nei luoghi deputati e tra la gente. L’unica moratoria utile a noi cittadini può essere solo quella dalla presenza dei politici sui media televisivi e tutti noi dovremmo impegnarci a boicottare tali programmi, ritornando alle vecchie ed utili “tribune elettorali”.NoiNonCiArrendiamo

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