A questo punto dobbiamo scegliere NOI

Forse il 16 Gennaio potrebbe passare alla storia come una ulteriore data importante nella nostra storia Repubblicana, infatti la Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibili i quesiti referendari in tema di modifica dell’attuale legge elettorale, attraverso l’abrogazione di alcuni articoli che sono una delle cause dell’attuale immobilismo politico e assicurano a piccole formazioni un enorme potere esercitato attraverso la minaccia e il ricatto politico. Ebbene va innanzitutto detto che il comitato refendario (www.referendumelettorale.org) , coordinato da Mario Segni, ha raccolto ben 820.000 firme, un numero elevatissimo di cittadini che hanno firmato per chiedere alle istituzioni Italiane la possibilità di esprimere la propria opinione su una Legge dello Stato, cosi come sancito dalla nostra Costituzione. Cosa cambierebbe con l’abrogazione di questi articoli? Provo a tradurre l’ermetico quesito (perché ermetica è la legge, come lo sono tutte le leggi per evitare al comune cittadino di capire). Nel caso del primo e secondo quesito si prevede che il premio di maggioranza (ovvero “un bonus” di governabilità a chi ottiene più voti) non sia più attribuito alla coalizione di liste, ma alla lista singola, che in tal modo ottiene la maggioranza di voti in parlamento, assicurando alle altre liste una rappresentatività in parlamento purché superino le soglie di sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. Le conseguenze di tale modifica è la riduzione della frammentazione (partiti noti alle cronache recenti che con il 2% condizionano l’intero Governo) e spingerebbe i partiti a coalizzarsi prima delle elezioni, firmando una sorta di “serio patto con gli elettori”, con una reale apertura al bipartitismo ed eviterà che i partiti stiano insieme fino al giorno delle elezioni e poi inizino a litigare, per incarichi e poltrone, il giorno dopo. Il terzo quesito invece vuole eliminare la possibilità per uno stesso soggetto di candidarsi in più circoscrizioni, sottraendo il potere dei candidati famosi (i capi di partito) di poter scegliere, con un meccanismo molto simile alla cooptazione, gli eletti al parlamento, scegliendo chiaramente sempre e solo tra i fedelissimi. Infatti con l’attuale leggere se il signor Tizio si candida alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Campania 1 (Napoli) e Campania 2 (Avellino, Benevento, Caserta, Salerno), in caso di elezione in entrambe può decidere se risultare eletto nella 1 o nella 2, in base a chi è il primo dei non eletti, disponendo in tal modo della scelta di chi far sedere nel Palazzo del Potere. Sin dal momento della presentazione dei quesiti, e dopo la sentenza della Consulta ancor di più, i partiti stanno tremando all’idea di concedere al popolo il potere di decidere come eleggere i propri rappresentati, provando in tutti i modi (con consultazioni anche nei giorni notturni e festivi) di evitare l’occasione democratica del referendum. Premesso che Referendum deriva del latino refero ed indica uno strumento di democrazia diretta, attraverso il quale, occasionalmente e con specifiche regole sancite dalla Costituzione,  l’elettore esprime un parere abrogativo su una legge dello Stato. Quindi il Referendum è l’unico strumento a disposizione dei cittadini, oltre alle elezioni (ma con l’attuale legge io non le prenderei in considerazione), per poter esprimere il proprio giudizio rispetto all’operato dei politici che li rappresentano, o che li dovrebbero rappresentare. Noi Italiani Non dobbiamo Arrenderci allo strapotere della politica che fa di tutto (mai come nelle ultime settimane l’intera classe politica ha lavorato per individuare quale legge elettorale fosse più opportuna per il nostro paese) per proteggere i propri privilegi, snaturando le elezioni ed eliminando totalmente il potere di scelta dei cittadini, cancellando anche la stagione delle riforme degli anni 90, periodo in cui noi Italiani scegliemmo il maggioritario rispetto al proporzionale, reintrodotto in beffa alle scelte referendarie dal precedente governo.Il referendum è uno strumento di democrazia, richiesto da 820.000 cittadini,  e i castini (quelli della casta del potere) devono offrirci l’opportunità  di scegliere con quale metodo vogliamo designare i nostri rappresentanti (il referendum abroga una legge solo se partecipa più del 50% dei cittadini e se i SI superano i NO). Siamo stanchi degli intenti restauratori che porterebbero l’Italia ad essere un paese con una democrazia finta e pilotata, in cui gli eletti sono tali prima ancora delle elezioni, che giorno dopo giorno si allontana dal modello dei paesi europei. Da Italiano mi sento indignato ascoltare la terza carica dello Stato (il presidente della Camera dei Deputati) definire il Referendum “nocivo per la democrazia” o che quattro partiti si presentino alla Corte Costituzionale per chiedere l’inammissibilità dei quesiti. NoiNonCiArrendiamo e aspettiamo una domenica tra il 15 Aprile e il 15 Giugno per esprimere con forza il nostro “SI” per una nuova stagione di riforme che apra la strada ad un serio rinnovamento della nostra politica per assicurare all’Italia sviluppo economico e sociale ed una vera democrazia che tuteli tutti i cittadini e non solo una parte di essi.

referendum elettorale